Certe sere mi manco.
Credo che a mancarmi sia qualcos’altro, qualcun altro.
Invece mi manca quello che sono. Si è perso tra quello che sono stato e quello che sarò; si è perso tra tutto quello che vorrei essere. Allora lo sento, che non sento più niente, che mi sono perso nel susseguirsi pretenzioso delle ambizioni, delle aspettative, e spengo la luce per guardarmi meglio. Li senti gli oggetti della tua stanza. Quelle cosucce rubate al tempo per intrappolarlo e depositate sui vari scaffali, le sento. So che sul muro c’è quella foto di quel momento felice di quel tempo che sembra di un altro e so che da qualche parte in fondo all’armadio c’è quell’animaletto gonfiabile che conserva ancora il fiato di lei. So che dovrei accendere la luce per salvarmi. Ma è così bello, a volte, essere sconfitti.
Di stanze
stanti
su letti sfatti
pensieri astratti
Paure
remote e sole
orgasmi a ore
Abbracci
mancanti e stanchi
languide menti
Sorprendi
a volte spendi
parole dolci
a chi non pensi
ti possa amare
Distanze
su letti sfranti
pensieri torvi
ti donerò.
14.01.2016
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